Cari lettori di minorusso.blogspot.com, allacciate le cinture, mettetevi comodi e preparate i megafoni, perché oggi scendiamo in campo. E non stiamo parlando di una partitella amichevole scapoli-ammogliati o del torneo parrocchiale del giovedì sera. Oggi si gioca la finale di Champions League dell'esistenza umana. Da una parte del campo abbiamo il luccichio effimero delle "nuove magie", le fughe romantiche, le scintille clandestine e quell'eterna, seducente illusione che la felicità si trovi sempre un isolato più in là rispetto a dove abitiamo. Dall'altra parte, schierata con una difesa a testuggine invidiabile, c'è lei: la solida, intramontabile, a volte faticosa ma granitica bellezza del matrimonio ventennale.
Scrivo queste righe da vero e proprio "ultrà" della fedeltà, con la sciarpa stretta e il fumogeno acceso. Dobbiamo avviare una battaglia positiva, rumorosa, festosa e travolgente di tifo per il vero eroismo. Non possiamo, e non dobbiamo, lasciarci inquinare dai dubbi, dalle scappatoie e dai vicoli ciechi filosofici di una modernità che ha scambiato la resistenza con la noia.
Il motivo di questa mia discesa in campo a gamba tesa? Mi sono imbattuto in una lettera pubblicata oggi sulla rubrica Settedicuori del Corriere della Sera. Una lettera che non può, e non deve, restare senza una risposta. Voglio dichiarare apertis verbis che questo articolo è una risposta diretta al suo autore: Fabrizio.
La lettera al Corriere
Leggiamola insieme, parola per parola, perché è un manuale perfetto di sociologia contemporanea:
"Caro Settedicuori, sono un uomo di mezza età classico, con un classico matrimonio ventennale, un po’ di noia, ma figli che “girano bene”. Tutto ok fino a quando – cosa più banale del mondo – incontro lei… Non che io sia di primo pelo, ma LEI è LEI. Single con figli. La nostra decisione: vediamoci per un po’ e poi stacchiamo. Risultato: non abbiamo staccato. Mi ha mollato un paio di volte, è una donna emancipata, ha provato a mettersi con qualcun altro, ma alla fine tornavamo sempre a frequentarci. Per entrambi c’era magia. Poi lei ha provato con un’altra persona, libera questa volta, ha girato bene per lei e io adesso mi ritrovo al punto di partenza. Ho avuto un lungo periodo per capire e per decidere, ma non l’ho fatto. Non ho avuto il coraggio di mollare i miei figli (è rarissimo avere ragazzi senza problemi in casa, di questi tempi). Non ho avuto il coraggio di affrontare mia moglie, lasciandomi dietro le macerie legate a una separazione. Ma soprattutto non ho avuto il coraggio di rendere routinaria una cosa magica. Ne ho avuto, anzi, il terrore. Allora la domanda è: meglio una routine già ventennale o la magia di una nuova vita? Nella vita di coppia ha ragione Kierkegaard, per cui la noia è un problema strutturale dell’esistenza umana con il quale bisogna imparare a convivere? Oppure ha ragione Nietzsche per cui la routine è una strategia di difesa dei deboli? Fabrizio"
Parliamone da uomo a uomo (con una birra in mano)
Caro Fabrizio, se fossimo in un bar, in questo momento ti metterei una mano sulla spalla e ti ordinerei una birra ghiacciata. Mettiamo subito in chiaro una cosa: nessuno qui ti vuole lapidare, insultare o darti dello sfigato. Anzi. Voglio essere estremamente comprensivo con la tua umanità.
Sei un uomo di "mezza età classico". Hai la tua routine, le tue sicurezze, e improvvisamente arriva una folata di vento che ti scompiglia i capelli (o quel che ne resta). Incontri "LEI". Senti le farfalle nello stomaco, ti senti di nuovo un ventenne, l'adrenalina pompa a mille. È una vertigine profondamente umana, Fabrizio. Tutti, almeno una volta nella vita, sentiamo il fascino dell'ignoto, il richiamo della foresta, l'illusione che fuori dalla porta di casa ci sia un luna park aperto solo per noi. È la paura di invecchiare, è il peso delle responsabilità che a volte ci schiaccia le spalle, è il desiderio naturale di sentirsi ancora desiderati, "pericolosi", vivi. Hai vissuto un momento di profondo smarrimento, e la tua fatica merita un abbraccio.
Ma, caro Fabrizio, se con te, come persona, sono pronto a essere il più comprensivo dei fratelli, con la tua tesi sarò inflessibile perché le scuse che ti stai raccontando, le giustificazioni filosofiche che stai mettendo in fila per dare un senso a questo trambusto, fanno acqua da tutte le parti.
L'illusione ottica della "Magia"
Parliamo di questa famosa "magia". Tu scrivi di aver avuto il terrore di "rendere routinaria una cosa magica". Fabrizio, amico mio, fermati un attimo e ragioniamo.
Quella che tu chiami magia è l'equivalente emotivo di un trailer cinematografico con la musica a tutto volume. È l'eccitazione del proibito. È la fuga dalla realtà. È facilissimo essere "magici" quando ci si incontra per un aperitivo rubato, quando non si deve decidere chi va al colloquio con i professori dei figli (quelli che per fortuna "girano bene"), quando non si deve discutere sulla bolletta del gas o su chi ha dimenticato di comprare il latte. La relazione parallela è una vacanza all-inclusive dalle responsabilità. La posta in gioco è bassa, l'ormone è alto.
Dietro alle tue parole, che cercano di suonare profonde, si nasconde in realtà il fatto che l'unica guida in quel momento è stato l'istinto. La genitalità. La voglia di "scopare", per usare un termine chiaro e tondo, scevro da finti buonismi. E non c'è nulla di filosofico in questo. È biologia.
Ma non confondere la biologia con l'eroismo. Non c'è alcun coraggio nel cercare l'emozione a basso costo fuori casa. Tu affermi di non aver avuto il coraggio di rendere routinaria una cosa magica. Io ti dico che non hai avuto il coraggio di ammettere che quella "magia" non avrebbe resistito due settimane al test d'urto della vita vera: un'influenza intestinale in casa, un mutuo da rinegoziare, un lavandino che perde. La magia non si incontra per strada: si fabbrica in casa, col sudore, i sorrisi e la pazienza.
La sindrome del parco giochi e la noia dei superficiali
Arriviamo al punto che più mi ha colpito: la "noia" del tuo matrimonio ventennale.
Tu descrivi la noia come una condanna, come una polvere sottile che inevitabilmente si posa su ogni cosa. Ma la noia, caro Fabrizio, non è una malattia del matrimonio. La noia è la malattia dei superficiali.
Permettimi una metafora. Immagina un parco giochi. Ci sono i bimbi che corrono compulsivamente dall'altalena allo scivolo, dallo scivolo alla giostra dei cavalli, dalla giostra dei cavalli alla ruota panoramica. Fanno un giro, si stufano subito, dicono "che noia!" e corrono all'attrazione successiva, senza mai saziarsi, senza mai comprendere a fondo il divertimento di nulla. Questo è l'approccio adolescenziale all'amore.
L'uomo maturo, invece, si siede sull'altalena con la sua compagna di vita e scopre che spingendola in modo diverso, guardando il cielo da quell'angolazione, inventando nuovi giochi di equilibrio, quell'attrazione è inesauribile.
L'uomo che sa riscoprire l'inedito in ogni giorno è il vero fuoriclasse. Tu pensi di conoscere tua moglie a memoria dopo vent'anni? Ti sbagli di grosso. Se ti annoi, è perché il tuo sguardo è diventato pigro. Hai smesso di esplorarla. Ogni persona è un universo capace di rimanere inedito e inesplorato per tutta la vita. Se sei annoiato, non è colpa del matrimonio: è colpa della tua mancanza di curiosità. C'è molto più eroismo, molta più dignità e un fascino pazzesco nello sforzarsi di essere sempre nuovi per la stessa donna per sempre.
Lasciamo in pace i filosofi (e non arrampichiamoci sugli specchi)
Ed eccoci al vero capolavoro della tua lettera: l'arrampicata libera sugli specchi della filosofia dell'Ottocento.
"Nella vita di coppia ha ragione Kierkegaard, per cui la noia è un problema strutturale dell’esistenza umana? Oppure ha ragione Nietzsche per cui la routine è una strategia di difesa dei deboli?"
Fabrizio, io ti voglio bene, ma scomodare i massimi sistemi del pensiero occidentale per giustificare un prurito di mezza età è come usare un acceleratore di particelle per cuocere un uovo al tegamino.
Kierkegaard parlava della noia (nello stadio estetico della vita) proprio per dimostrare che il salto verso lo stadio "etico" – ovvero la scelta, l'assunzione di responsabilità, il matrimonio – era l'unica salvezza dalla disperazione! Citando Kierkegaard contro il matrimonio ti sei fatto un clamoroso autogol.
E Nietzsche? L'idea che la routine sia una "strategia di difesa dei deboli" è una scusa meravigliosa per non fare il duro lavoro. I veri deboli sono quelli che hanno bisogno della scarica di adrenalina continua per sentirsi vivi, perché non riescono a tollerare il silenzio e la solidità della quotidianità.
La "routine" non è un rifugio per chi ha paura. La routine matrimoniale è il campo di addestramento dei corpi speciali dell'amore. Affrontare lo stesso volto ogni mattina, con le occhiaie, i capelli spettinati, le ansie per i figli, e riuscire a dirsi "ti scelgo ancora", richiede un fegato, una forza e un coraggio che il superuomo di Nietzsche se lo sogna la notte. Altro che deboli! Qui abbiamo bisogno di eroi del quotidiano, gente che si rimbocca le maniche, senza scomodare frasi ad effetto che non hanno nulla a che vedere con il profumo del sugo della domenica o con il coprirsi a vicenda le spalle davanti alle tempeste della vita.
L'Arte di Essere Intriganti: Il Marito Ultrà
Voglio provare a ribaltare la tua prospettiva. Tu vedi il matrimonio come una gabbia dorata. Io ti propongo la visione dell'uomo maturo, dell'uomo moderno e scanzonato, del marito "ultrà".
L'eroe non è l'agente segreto che salta da un letto all'altro. L'eroe contemporaneo è l'uomo che si diverte da matti a far divertire la propria donna per tutta la vita. È l'uomo che, mentre apparecchia la tavola, sa tirare fuori una battuta capace di farla piegare in due dalle risate. È l'uomo che la sorprende, non portandola a Parigi di nascosto, ma portandole un caffè a letto il martedì mattina con un fiore rubato in giardino.
Essere intriganti dentro un matrimonio richiede una dose di creatività e intelligenza che l'amante clandestino non deve nemmeno sforzarsi di avere (a lui basta il brivido del rischio). Il marito eroe sa di essere il custode di una prateria infinita.
Il Mistero Insondabile (La saggezza di Doc Brown)
E qui arriviamo al punto nevralgico, il segreto meglio custodito dell'universo maschile. Tu credi di conoscere tua moglie? Credi di aver mappato ogni suo pensiero, ogni sua reazione? Follia pura.
Lasciamo da parte Kierkegaard e Nietzsche e affidiamoci a un vero maestro della filosofia pop contemporanea: il dottor Emmett "Doc" Brown. Nel finale del meraviglioso film Ritorno al Futuro - Parte II, dopo aver viaggiato avanti e indietro nel tempo, sfidato paradossi temporali e alterato il continuum spazio-tempo, Doc guarda la telecamera e consegna all'umanità questa perla di saggezza definitiva:
"Viaggiare nel tempo è troppo pericoloso. È meglio che mi dedichi a studiare l'altro grande mistero dell'universo: le donne."
Scolpisci questa frase nella pietra, Fabrizio. Tua moglie è il più grande mistero dell'universo. È una costellazione in continuo mutamento. Se tu, invece di guardare fuori dalla finestra alla ricerca di pianeti sgangherati e passeggere avventure, avessi puntato il telescopio verso il divano di casa tua, avresti scoperto galassie di fascino che hai dato per scontate.
L'uomo maturo trascorre tutta la vita sapendo perfettamente che non capirà mai del tutto la "gran donna" che ha sposato. E proprio questo non capire, questo eterno affascinarsi davanti alle sue contraddizioni, alla sua forza, alle sue fragilità, è la benzina del vero amore. Non c'è nulla di più eccitante, misterioso e selvaggio di una donna che, nonostante i tuoi difetti, decide di condividere il suo viaggio misterioso con te.
I figli "che girano bene" non sono un caso
Faccio un piccolo inciso, perché l'hai citato tu stesso. Dici di non aver mollato i tuoi figli, che "è rarissimo avere ragazzi senza problemi in casa, di questi tempi".
Caro Fabrizio, credi sia fortuna? Credi sia un lancio di dadi andato a buon fine? I figli "che girano bene" sono il frutto diretto, solido e palpabile di quel "classico matrimonio ventennale" che tu stai liquidando come noioso. Sono il risultato di quelle sere in cui tu e tua moglie eravate troppo stanchi per parlare, ma siete rimasti lì. Di quei fine settimana sacrificati per accompagnarli a sport. Quella routine che disprezzi ha creato la spina dorsale di esseri umani sani ed equilibrati. Hai costruito un impero, hai generato stabilità e bellezza, e stavi per dare fuoco al palazzo solo perché volevi vedere i fuochi d'artificio.
Non parlarti di mancanza di coraggio per non essertene andato. Parlati piuttosto del coraggio enorme che hai (che avete) dimostrato restando per vent'anni.
Appello Finale: Torna in campo, la partita è tua!
Allora, per rispondere alla tua domanda finale: "meglio una routine già ventennale o la magia di una nuova vita?".
La risposta è che la domanda è sbagliata alla radice. La vera sfida non è scegliere tra la routine e la magia. La vera sfida è far esplodere la magia dentro la routine.
Caro Fabrizio, lo dico a te e lo dico a tutti i mariti e a tutte le mogli in ascolto su queste frequenze. Noi non siamo deboli, non siamo rassegnati e non siamo spaventati. Noi siamo la resistenza.
Guarda quella donna che cammina per i corridoi di casa tua. Ricordati di come la guardavi vent'anni fa e chiediti cosa puoi fare, stasera stessa, per vederla sorridere in modo diverso. Stupiscila. Smettila di fare il filosofo tormentato e ricomincia a fare il corteggiatore spietato, ironico e innamorato. Togliti i panni dell'adolescente scombussolato dagli ormoni e indossa l'abito su misura dell'uomo maturo, quello che non scappa davanti al "per sempre", ma lo cavalca con fierezza.
La signora single emancipata ha fatto la sua vita, e buon per lei. A te è stata offerta l'incredibile, magnifica, provvidenziale opportunità di renderti conto di essere seduto su una miniera d'oro che avevi scambiato per una sala d'attesa.
Tifiamo per te, Fabrizio. Tifiamo per il tuo matrimonio. Tifiamo per il vero eroismo di chi, ogni mattina, si alza, fa il caffè, guarda la donna della sua vita e pensa: "Quale meraviglioso mistero scoprirò oggi?".
Avanti tutta, senza paura! E viva gli eroi del quotidiano!
Con ostinata speranza,
Mino
Marital Coach

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