Ah, il matrimonio senza conflitti... Bella utopia, eh? Roba da ingenui, da gente che crede ancora alle favole della buonanotte. Ma si sa, la vita, cari miei, non è un’acqua piatta. Figuriamoci un’unione tra due anime, ognuna col suo bel carico di nevrosi, di manie, di piccole e grandi miserie.
Sentite qui, vi racconto un segreto che i santoni dell’amore politicamente corretto non vi diranno mai: un matrimonio che non scricchiola è un’impostura, una facciata. Dietro quel silenzio tombale, quel quieto vivere ostentato, si annida ben altro. Roba che fa più danni di una grandinata d’agosto.
L’Armonia? Una Fandonia per Illusi
Evitare le discussioni? Ma fatemi il piacere! È come dire che un motore a scoppio va meglio senza scoppi. Il dissenso, signori miei, è il sale della vita, figuriamoci di un rapporto a due. Sopprimerlo è come mettere la sordina ai desideri, costruire un mausoleo per ciò che avrebbe potuto essere. Lo chiamo, modestamente, "il cimitero del desiderio". Lì giacciono le aspirazioni inconfessate, le frustrazioni ingoiate, pronte a riesumarsi sotto forma di rancore gelato. Lei sopporta in silenzio la trascuratezza di lui? Illusa! Non sta costruendo la pace, sta covando una tempesta di indifferenza che spazzerà via quel poco che resta del loro legame. Più letale di una coltellata!
Marito e Moglie? Macchinari Ben Oliati, Ma Senza Anima
Poi c’è quella bella abitudine di incasellarsi, no? Lui fa il bravo padre di famiglia, lei la perfetta padrona di casa. Ognuno col suo ruolo, ben definito, immutabile. Ma l’amore, miei cari, non è un contratto a tempo indeterminato con tanto di mansioni prestabilite. Lacan, un tipo che ne sapeva una più del diavolo, la chiamava la "morte del significante". Quando ci si fossilizza in un’identità fissa, il desiderio evapora. Non ci si guarda più negli occhi, si guarda un’etichetta. Lui esegue i compiti, certo, ma senza mai chiedersi cosa frulli per la testa di sua moglie. Lei fa la sua parte, ma ha smesso di sognare un sussulto, una sorpresa. Il risultato? Una routine asfittica, priva di quel guizzo che tiene acceso il fuoco.
Troppa ‘Bontà’? Un Veleno Dolcissimo
Ah, la paura di ferire! Nobiltà d’animo, direte voi. Fesserie! A volte, la troppa gentilezza è la tomba della verità. Tacere per "proteggere" l’altro? Un’ipocrisia! L’amore vero, quello con la “A” maiuscola, si nutre di schiettezza, anche quando brucia. Evitare le spine significa rinunciare alle rose. Lo chiamo "tradimento compassionevole": si sacrifica l’autenticità sull’altare di una pace fasulla. Ma senza verità, non c’è incontro, solo finzione. Lui non dice che si sente messo da parte, lei non confessa la noia che la attanaglia. Sorridono, certo, ma i loro cuori si allontanano, inesorabilmente.
I Figli (o il Lavoro)? Paravento Comodi per Non Vedere il Vuoto
E poi c’è la grande scusa dei figli, o della carriera. "Siamo troppo occupati per noi". Ma fatemi ridere! Sono solo comodi paravento per non affrontare la verità: che tra voi, forse, non c’è più niente. Lacan parlava di "terzo escluso". Se la vostra relazione ha bisogno di un mediatore per sopravvivere, che sia un bambino o un progetto lavorativo, significa che avete abdicato al vostro essere coppia. Siete diventati un’azienda, non un’unione di amanti. Spesso mi dite: "Non parliamo più di noi, solo dei bambini che hanno bisogno". Certo, i bambini sono importanti. Ma se diventano l’unico argomento, il sintomo è chiaro: il vostro dialogo si è spento.
Il Desiderio Ammutolito? La Fine Silenziosa
La rassegnazione, ecco il vero nemico. "Ormai è così". Ma cosa è così? Due vite parallele che si sfiorano senza incontrarsi? Due corpi che dormono nello stesso letto senza più cercarsi? Quando si smette di interrogare i propri desideri, di chiedersi cosa manca, cosa si sogna ancora, il legame si trasforma in un patto funerario. Si sopravvive, non si vive. Due persone che condividono lo stesso spazio, ma i cui sguardi non si incrociano più. Ognuno chiuso nel proprio guscio, senza più la curiosità dell’altro. Questa, signori miei, è la vera morte di un amore.
Conclusione: Litigare? A Volte, È Un Atto d’Amore, Non di Guerra
Il conflitto, quello vero, acceso, fatto di parole che a volte fanno male ma che liberano, è un segno di vitalità. Significa che ci tenete ancora, che l’altro non vi è indifferente. La vera tragedia non è la lite, ma la sua assenza. Quel silenzio greve, complice di una morte interiore.
Lungo la strada che si percorre insieme qualche sassata è inevitabile. Anzi, a volte è salutare. Quindi, la vera domanda non è "come smettere di litigare?", ma "come litigare con intelligenza, con rispetto, ma senza ipocrisia?".
Ricordatevi, la fine di una coppia non arriva con un urlo, ma con un sospiro di rassegnazione nel silenzio.
Allora, vi ho un po’ intrigato? Spero di sì. Perché la verità, spesso, è più scomoda di una poltrona sfondata.
Per tutto il resto c'è il Marital Coaching.
Con ostinata speranza
Mino
Marital Coach
